
- sappiamo che hanno portato dentro la nuova impresa di pulizie, che sta facendo colloqui per assumere una ventina di addetti part-time.
- LODI - sono ormai a 26 giorni di sciopero della fame. Sono già finiti al pronto soccorso otto dei 40 dipendenti dell’istituto Fatebenefratelli iscritti al sindacato Confsal. Non si rassegnano. Non vogliono l’accordo - firmato invece dai sindacati maggiori, Cgil, Cisl e Uil - che farà scattare la cassa integrazione a zero ore. Con uno stipendio di 700 euro al mese. «Tanti hanno un solo reddito in famiglia, come fanno?», attacca il leader di Confsal, Stefano Lazzarini.
INTANTO Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro al Fatebenefratelli. Per mettere a punto un piano che porti dritto - dopo il periodo di cassa integrazione a zero ore - al mantenimento del posto abbinato a corsi di riqualificazione per i lavoratori. Anche se Massimiliano Castellone (Uil), non nasconde qualche preoccupazione: «Diciamo che questo tratto del percorso è abbastanza accidentato».
IL FATEBENEFRATELLI, oggi, sembra tenere le sue carte coperte. Ieri l’istituto ha revocato le 19 lettere di licenziamento spedite nel momento più “caldo” della protesta. «Ma ci hanno ricattato — accusa Emanuela Scandelli, animatrice che dal 16 gennaio vive fra il lavoro all’istituto e il camper parcheggiato davanti all’Asl di Lodi — facendoci firmare prima la “did” (dichiarazione di immediata disponibilità, ndr) per partire con la cassa a zero ore. Non hanno accettato l’altro tipo di “cassa”, con cui avremmo potuto restare in servizio e seguire corsi diformazione. Hanno preso la scusa che attendono i decreti attuativi del decreto legislativo 78/2009 (che prevede appunto la formula della cassa più lavoro e formazione a salario pieno, ndr)». Il 4 febbraio, però, dal Ministero è arrivato il via libera alla norma del decreto attuativo dell’articolo 1 del decreto legge 78/2009. «Ci muoviamo su un terreno inesplorato», confida Castellone, segretario della Uil. I 19 lavoratori cui è stato revocato il licenziamento ieri sono andati dall’avvocato per cautelarsi. «In teoria potrebbero costringerci ad andare in altri loro istituti», dice Scandelli. Così, la “lotta dei 40” va avanti. «Il Fatebenefratelli vuole far scattare le casse integrazione a zero ore entro il 16 febbraio. Noi, però, non molliamo la presa», promette Scandelli. E ringrazia l’onorevole leghista Andrea Gibelli, «che per noi sta facendo il possibile».
La nuova norma con l’ok del Ministero? «Se Cgil, Cisl e Uil riusciranno a farla applicare, ben venga — ammette Lazzarini (Confsal) — Ma noi, a differenza loro, non ci fidiamo. La lotta va avanti, la nostra linea è stata sempre coerente. E ricordo una cosa: siamo stati noi della Confsal a proporre l’applicazione della nuova norma. Ma ho paura che con l’accordo siglato dagli altri sindacati, il Fatebenefratelli farà spuntare qualche “ago dal sacco”. Sappiamo che hanno portato dentro la nuova impresa di pulizie, che sta facendo colloqui per assumere una ventina di addetti part-time. Perché lo stanno facendo, se poi dovranno riassorbire i dipendenti del Fatebenefratelli in cassa integrazione?».


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